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Nuovo articolo del codice penale relativo all’abusivismo della professione

Nuovo Codice deontologico

Innanzitutto, il nuovo articolo 348 del codice penale prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 10mila a 50mila euro per chi esercita abusivamente una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Alla condanna conseguono la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato. Se, poi, il reo esercita regolarmente una professione o un’attività, è prevista anche la trasmissione della sentenza di condanna al competente ordine, albo o registro, che applicherà l’interdizione da uno a tre anni dalla professione o dall’attività regolarmente esercitata. 

La disposizione si occupa anche di chi ha determinato altri a esercitare una professione in maniera abusiva e di chi ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato, prevedendo, per tali soggetti, la reclusione da uno a cinque anni e la multa da 15mila a 75mila euro. 

L’articolo in commento si applica anche a chi esercita l’attività di mediazione in assenza di iscrizione nell’apposito ruolo ed è già stato sanzionato amministrativamente in forza di quanto previsto dall’articolo 8 della legge numero 39/1989. Prima della riforma, per la rilevanza penale della condotta era necessario essere incorsi nella sanzione amministrativa almeno tre volte, mentre oggi è sufficiente una sola reiterazione.